martedì 28 dicembre 2010

LEGGO BENE


Se si vuole dare una mano ad un bimbo in PRIMA ELEMENTARE, è opportuno iniziare dalla LETTURA...
La PRIMA ELEMENTARE è il grande punto di partenza di un viaggio, che per ogni bimbo dura, come minimo, 11 anni.
Affrontare questo viaggio, nel modo meno stressante possibile, è un dovere quasi, se non si vuole correre il rischio di lasciar perdere il giorno che viene meno l'obbligo di andare a scuola.

Perché si sa, chi ben comincia... 
In PRIMA ELEMENTARE, ottenere ottimi risultati è possibile, direi quasi matematico, occorre però che siano presenti 4 fattori fondamentali.

1)Avere un moderno metodo di studio.
2)Avere l'appoggio dei genitori.
3)Credere in se stessi.
4)Imparare a leggere e scrivere velocemente.

Per i primi tre, avrò l'occasione di approfondire in altra sede.
Ciò che mi interessa invece qui, è chiarire il quarto punto.
Sai allora qual è la dura verità?
La verità è
che un bimbo dovrebbe già sapere
LEGGERE e SCRIVERE,
PRIMA di andare a scuola.


Perché ritardare l'apprendimento della LETTO-SCRITTURA fino a quel punto, ricade purtroppo automaticamente sulla comprensione di tutte le altre materie.
Pensaci bene.
Se un bimbo al primo giorno di scuola, possedesse già tale facoltà...
1)potrebbe dedicarsi totalmente allo studio delle altre materie;
2)avrebbe modo di farlo, senza attendere di capire cosa diavolo siano quegli strani segni sparsi sui libri di INGLESE, GEOGRAFIA, STORIA, SCIENZE (che non sono niente altro che lettere, messe insieme a formare parole, messe insieme a formare frasi, messe insieme a formare concetti...)
3)imparerebbe dunque, con meno difficoltà.
La realtà invece, purtroppo non è questa.
Occorre quindi fare buon viso a cattivo gioco e fronteggiarla per quello che è.
In altre parole rimboccarsi le maniche.
Anche perché ci si trova spesso e volentieri, a rincorrere maestre che non possono permettersi di rimanere indietro con il programma,
a scapito purtroppo di quei bambini con minore velocità di apprendimento
(ne esistono più di una, per motivi che vanno oltre al considerare semplicemente il loro quoziente intellettivo). 
Come fare allora?
Bisogna che i genitori prendano l'iniziativa,
diventando loro,
i primi sostenitori dei propri figli.
Non che non lo siano già.
Il problema è che spesso e volentieri, la buona volontà non è supportata, in primo luogo, dal tempo e in secondo luogo, dalla conoscenza di reali e pratici strumenti di aiuto.
Ed è per colmare tali lacune, che nasce allora

 "LEGGO BENE" 


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venerdì 12 novembre 2010

SCHEDE VS PASSIONE

Cercare SCHEDE didattiche su internet è lo sport più praticato dalle mamme in cerca d'un aiuto con i compiti dei propri figli.

Ce ne sono per tutti i gusti, basta fare un giro e zac centinaia di siti da cui scaricarle.


Schede di ITALIANO, di MATEMATICA, SCIENZE, GEOGRAFIA, INGLESE, di tutte le materie e di più..


Con quale risultato?

Con quello di aggiungere pagine ai libri di scuola.

Pensiamoci un momento.

Esercitarsi, certo fa bene, ma questo risolve il problema?

In parte.

Mi spiego meglio.

Prendiamo una qualsiasi attività che odiamo, anche la più banale.

Ognuno avrà la sua.

A me per esempio non piace affatto mandare sms con il telefonino.
Lo trovo tedioso e mai, dico mai, mi sono impegnato nell'uso di quei maledetti tasti.
Risultato? Per inviare un messaggio, ci metto molto più tempo di qualsiasi persona conosca.
Ora, mettiamo che mia moglie decida un bel giorno, che io debba per forza velocizzarmi.
Mi costringe quindi a leggere il manuale del telefonino.
E così dopo qualche ora controvoglia, imparo un po' di cosette a proposito di rubriche, T9, mms ecc. ecc..
Passa un po' di tempo e alla prima occasione, mi accorgo invece poi, di aver dimenticato tutto.

Perché questo?

Perché in fin dei conti, a me, mandare sms, continua a non piacere, malgrado abbia studiato per ore il manuale.

Il parallelo è presto fatto.

Far esercitare un bimbo che non riesce in matematica, con delle schede scaricate da internet, non risolve il problema di fondo.

E qual è questo problema?

E' la passione verso la materia...

Perché qualsiasi cosa non appassioni, a lungo andare, diventa un peso.
Che sia sms o matematica.

E le schede (o il manuale) allora, alla fine di tutto, servono veramente a poco.

L'unica vera via allora, è quella di cercare di sostituire metodi di studio noiosi con altri che facciano nascere il piacere della scoperta, la gioia per l'apprendimento di nuove cose, la volontà nei nostri figli di voler conoscere, perché è divertente farlo...

Come?

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lunedì 1 novembre 2010

Programma di PRIMA ELEMENTARE, di SECONDA... (parte seconda)

Nel post precedente:




concludevo:

Se la PRIMA ELEMENTARE (o la SECONDA, o la TERZA...) non è altro che un viaggio, perché non affrontarlo seguendo una MAPPA?

Quindi, perché non fare una MAPPA DEL PROGRAMMA?

In effetti questa è una idea tanto ovvia, quanto semplice.

Pensa a un bimbo di PRIMA ELEMENTARE.

Pensa al suo disorientamento di fronte a questa nuova avventura.

Pensa all'aiuto che potrebbe ricevere, se solo potesse consultare ogni volta che vuole, una cartina geografica di quel mondo inesplorato, che per lui è la scuola. 

Avrebbe una visione d'insieme estremamente utile, riconoscendo all'istante il punto in cui si trova in quel dato momento dell'anno.

Ma questa mappa del programma, in che modo la si può fare?

Esiste una tecnica?

Ne esistono diverse, ma la migliore (almeno per ora) si chiama MAPPA MENTALE.

Cos'è?

E' un modo stupendamente efficace di rappresentare qualsiasi argomento, rendendolo chiaro nell'insieme e soprattutto ben visibile in ogni sua parte.

E quando dico qualsiasi argomento, intendo qualsiasi, di qualunque materia...

Italiano, matematica, scienze, geografia, storia, inglese...

Basta una MAPPA MENTALE e studiare sarà davvero un gioco da bambini di PRIMA ELEMENTARE!

Perché In fin dei conti, se la MAPPA MENTALE  non è magia, diciamo allora che ci va molto, molto vicino...

PS


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venerdì 22 ottobre 2010

Programma di PRIMA ELEMENTARE, di SECONDA... (parte prima)

Il programma di una materia è di fatto:

l'elenco di tutti gli argomenti che si affronteranno durante l'anno.

E questo lo si sa...

Qualcuno ora potrebbe dire:

-Giorgio hai scoperto l'acqua calda!

Certo.

Quello che invece si conosce meno (o si sottovaluta),

è quanto sia importante, per uno studente, tenerlo bene a mente, quel programma...

Facciamo un paragone (che di solito mi vengono bene;-).

Quando ci si prepara a un lungo viaggio, la cosa migliore da fare è consultare una mappa (lasciamo perdere il fatto che oggi ci siano i navigatori satellitari).

E' così che, con uno rapido sguardo, ci si rende conto delle strade da prendere, quelle da evitare, i chilometri da fare, quali città si incontrano lungo il percorso...

insomma un vero e proprio programma di viaggio.

Ora, come vedi sono partito dalla parola MAPPA, per poi arrivare alla parola PROGRAMMA.

Ciò significa che i due vocaboli sono strettamente legati l'uno all'altro.
Il primo serve, per definire il secondo.

Questo per quel che riguarda i viaggi.

Ma cos'è l'anno scolastico,
se non un viaggio lungo 9 mesi?

Pensaci bene.

Se la PRIMA ELEMENTARE (o la SECONDA, o la TERZA...) non è altro che un viaggio, perché non affrontarlo seguendo una MAPPA?

Quindi, perché non fare una MAPPA DEL PROGRAMMA?

Fine prima parte...

sabato 9 ottobre 2010

PRIMA ELEMENTARE... dove sta il problema?


Qual è il vero problema per un bambino che affronta la PRIMA ELEMENTARE?

Le risposte sono variegate...

-Certi dicono il salto che si compie passando dall'asilo alla scuola.

E cioè da un ambiente di gioco in cui la maestra fa le veci della mamma, ad un ambiente molto meno colorato, in cui la maestra deve rispettare un programma da portare a termine entro l'anno.


-Alcuni dicono i compiti.

Tutti i santi giorni a casa, dietro a esercizi di matematica, frasette d'italiano, paroline d'inglese, che messi tutti insieme, fanno una montagna da scalare ogni pomeriggio ( con la mamma che spesso e volentieri fa da capocordata), per nove lunghi mesi.
Una vera e propria maratona a cui non si è assolutamente pronti, perché questo è il primo anno e mai si è affrontata una cosa del genere.

-Altri ancora, sostengono che il vero problema d'un bambino in PRIMA ELEMENTARE è...
il bambino stesso!

Che senza dirlo apertamente, in fondo in fondo, si domanda "a cosa serva" la scuola, a cosa servano i libri, nell'era di Internet, della Wii, della Playstation, della Xbox360, degli lcd in 3 dimensioni, di Cartoon Network...

-C'è poi chi dà la colpa ai genitori.

Che tutti ossessionati dal loro lavoro (specialmente i padri), hanno perso di vista completamente l'importanza di sostenere ed assistere i loro figli, in questa nuova e fondamentale avventura che porta il nome di PRIMA ELEMENTARE.

Insomma, tanti problemi e alla fine dei conti, certamente tutti veri.

Ma la domanda allora a questo punto è:

Qual è il problema più importante?


C'è un problema che, se risolto, si porta dietro a cascata la soluzione di tutti gli altri?
(a prescindere da certe situazioni familiari disastrate, in cui i problemi sono differenti, ma qui si aprirebbero porte ben diverse...)

A mio parere sì, ma non sta nell'elenco che ho fatto sopra.

E' un problema che ho vissuto io stesso da piccolo e per questo conosco bene.

Tanto bene che quando sono diventato grande, mi sono chiesto se esistesse una soluzione, una cura e mi sono messa allora a cercarla.

E alla fine l'ho trovata.


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giovedì 30 settembre 2010

Le Memocarte e la Zona di Sviluppo Prossimale



Lev Semenovic Vygotskij...

Chi era costui?

Era uno psicologo russo che... ma non voglio parlarti di lui, (puoi trovare le dovute informazioni su Wikipedia)


Voglio parlarti invece, di una delle sue teorie più famose:




La teoria della ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE.
Che cosa dice?


Dice che, tra ciò che già si conosce (ZONA DI SVILUPPO ATTUALE) e ciò che ancora non si conosce (ZONA DI SVILUPPO POTENZIALE), esiste una zona detta ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE (o ZSP)...
E sì, boom! Non ci si capisce niente...


Calma, sono qui apposta;-)
Sveliamo allora l'arcano con un esempio.


Prendiamo un bambino di PRIMA ELEMENTARE (ma guarda un po'...).

A metà anno, conosce tutto l'alfabeto.
Questa è la zona di sviluppo attuale.
Definiamola allora "come se fosse casa sua".

Ciò che non conosce potrebbe essere (tra le altre cose) La teoria Evoluzionistica di Darwin.
Questa è la zona di sviluppo potenziale.
Definiamola invece "come se fosse un luogo lontanissimo, meta di una futura vacanza".

Ora, come può un bimbo accostarsi a Darwin evitando la noia?
O come dire: in che modo può appassionarsi ad un posto che si trova dall'altra parte del mondo?


La risposta è:

portandolo in un luogo pieno zeppo di


belle cartoline colorate


che provengono da lì...


Questo luogo lo chiamiamo Zona di Sviluppo Prossimale (che non è la ZTL ;-)


Ed è proprio qui, in questa zona, che bisogna far arrivare più cartoline possibili.


In altre parole più stimoli comprensibili diamo a un bambino, più questi allargherà la sua voglia di sapere (allargando pure la ZSP).


E di grazia, quali sono gli stimoli più comprensibili agli occhi di un bambino?


Ovviamentei giochi.


Ed ecco allora che entrano in scena le Memocarte.


Sì, perché le Memocarte, sono proprio le belle cartoline colorate di un mondo distante, di cui parlavo sopra.


Sono la finestra che un bimbo sfrutta per affacciarsi su argomenti, che altrimenti troverebbe noiosi.
Sono l'occasione che noi genitori abbiamo, per far nascere nei nostri figli la curiosità verso mondi all'apparenza lontanissimi.


E Darwin allora, non sarà più così tanto distante, persino a 6 anni...


Ps


Se interessa anche a te aiutare tuo figlio ad allargare la Zona di Sviluppo Prossimale

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giovedì 23 settembre 2010

Scuola, che noia!




Una frase sento e risento dire, spesso e volentieri, sul piazzale fuori la scuola, ogni giorno... 


"Mio figlio ha la zucca dura, proprio non ce la fa... voglia di studiare uguale a zero."


Mamme (i papà neanche s'accorgono) che andate ripetendo queste cose, scusate ma, siete sicure che il problema risieda solo nei vostri figli?




O bisognerebbe piuttosto andare in cerca da un'altra parte?


Allora a questo punto vi dico io una cosa bella bella (e sicura come l'acqua).



LA SCUOLA OGGI E' NOIOSISSIMA!



E i metodi di studio che fino all'altro ieri sembravano perfetti, oggi, nell'era della Playstation, non vanno più bene, perché:


IL MONDO CAMBIA, IL MODO DI STUDIARE INVECE NO.


Bisogna sforzarsi di capire questo semplice ma basilare concetto, altrimenti gente, non si va molto lontani.


In un mondo che luccica di mille led colorati, che strombetta mille mp3 al secondo, lo studio è diventato una vera e propria tortura (soprattutto per i più piccoli).


E giù, pomeriggi d'inverno, all'inferno...


Trascorsi fra nevrosi e isterie collettive di compiti prolungati all'infinito, a ripetere poesie, decine e decine di volte.
Mentre la Play attende paziente il suo turno, in angolo ben protetto del cervello di vostro figlio...

C'è un rimedio allora?

Sì che c'è.



Non comprare la Play, o la Wii, o la Xbox (per non fare torto a nessuno)?


Niente affatto!
Perché privarli dei loro divertimenti?


Piuttosto invece, è da un'altra parte che serve ripartire:



SE IL MONDO CAMBIA, BISOGNA CHE CAMBI ANCHE IL MODO DI STUDIARE.


Questa è la soluzione: usare accendini per accendere il fuoco, non certo pietre focaie...


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sabato 4 settembre 2010

L'ossessione delle mamme...

Signore e signori, ci siamo.


Settembre è arrivato e con lui, pure il fatidico appuntamento dei bimbi con la scuola.

Che per alcuni poi, trattasi di vero e proprio debutto (in società)...

Il primo giorno in effetti costituisce per i piccoli, il primo vero distacco dalla famiglia.
E qui, con queste parole occorre subito andare a preparare una camomilla.
Per chi?
Per le mamme ovviamente.
Tranquillizzatevi allora e niente brividi giù per la schiena, niente groppi in gola, perché lo sapete bene, il vostro cordone ombelicale ve l'hanno tagliato da un bel pezzo (a occhio e croce, sei anni or sono) non è il caso perciò di fare drammi (ne conosco qualcuna con lacrimoni grossi così, quella mattina).

A parte gli scherzi, è naturale sentirsi in questo stato, sappiate però che i vostri figli contano su di voi, ed è questo in verità il cordone che avete ancora forte legato a loro.

Cercate quindi di non tagliarvelo da sole.

Di cosa parlo?
Succede, (perché succede), di sentir dire:

"Non mi racconta mai niente..."

Fuori la scuola, quando le signore discutono tra di loro, è un coro unanime di voci bianche.
E' così che le mamme si confidano la scarsa comunicazione che hanno con i propri figli (soprattutto maschietti).

Volete allora un consiglio?

Regola numero 1

All'uscita da scuola, non fate mai e poi mai, questa domanda:

"Com'è andata oggi?"

Se agendo così vi sembrerà di non dimostrare interesse, non preoccupatevi.
Avrete altri modi.
Sappiate però, che i bambini parlano solo, quando non si sentono ossessionati.
O vi siete dimenticate forse di quanto fosse fastidioso il fiato sul collo dei vostri genitori?
Di quelle domande sempre uguali, ripetute tutti i santi giorni, come se fosse un copione mandato a memoria.
Non ripetete gli stessi errori.

Difficile?

Fate una prova e vedrete, che durante la giornata, saranno i figli a tirare fuori i discorsi che vi stanno così tanto a cuore.

La faccenda non è automatica, ma ci va molto, molto vicina.

Fidatevi...

lunedì 9 agosto 2010

Compiti d'estate...

In questi giorni di caldo impossibile, ogni tanto qualcosa galleggia, nel pantano d'afa.

E' il libro dei compiti delle vacanze, che gironzola per casa, quasi come fosse un fantasma.

Sì perché, adesso, mio figlio è preso unicamente dai suoi giochi, lontano anni luce dalla scuola e da tutto ciò che possa minimamente ricordargli l'odore di un'aula.

Ma non ci preoccupiamo.
Mia moglie ed io.

Sappiamo che c'è un tempo per tutto.
E questo per lui, è il tempo della decompressione.
Della pausa lunga e meritata.
Il tempo del recupero delle energie spese d'inverno.

Oramai conosce i suoi tempi, sa gestirsi, sa quando deve studiare, sa quando può rilassarsi.

E per un bimbo di 8 anni, questo è davvero oro...

Soprattutto d'estate.

Come fa?

Conosce metodi di studio che glielo permettono.

Può così concedersi pause più lunghe degli altri.
E di conseguenza ripresentarsi ai nastri di partenza, senza lo stress di non aver mai smesso un attimo di correre dietro a moltiplicazioni e passati prossimi.

Perché bisogna sempre ricordarsi un fatto ben noto (soprattutto a noi adulti):

non staccare mai la spina, porta purtroppo a staccarla sempre o come dire,

se studi troppo d'estate, poi d'inverno, non lo farai per niente...


venerdì 23 luglio 2010

MAMME e compiti...


Questa è la vita di molte mamme:

Vai al lavoro, torni dal lavoro, vai a prendere i figli a scuola, prepari il pranzo, sparecchi, lavi i piatti, spazzi, fai le lavatrici, stiri...
Succede nel 99% delle famiglie italiane, dove i maschietti ci si aspetta solo che si mettano a tavola con la bocca pronta solo per essere riempita.

Poi...

Poi a un certo punto del pomeriggio, presto o tardi arriva il momento dei compiti...
E qui comincia il bello!
Sì perché, con tutto il lavoro, con tutta la stanchezza, con tutto e di più, aiutare pure i figli ad imparare la poesia, le tabelline, le coniugazioni dei verbi... (per il giorno dopo), diventa davvero MISSION IMPOSSIBLE (purtroppo senza Tom Cruise)!

Si comincia subito con la tiritera del:

-Dai mettiti a fare i compiti...
-Non ho voglia...
-Su forza che poi viene l'amichetto...
-Non ho voglia...
-Muoviti...
-Non ho voglia...
-Guarda che le prendi...
-Ma mamma, sei cattiva...
-Sono cattiva? Lo faccio per te sai...

E così ad arrivare spesso ad urlacci, sculacciate per non dire di peggio.

Una volta convinti i figli, arrivano i problemi del tipo:

a)non è stato attento in classe
b)non ha ricopiato tutto dalla lavagna
c)ha perso le fotocopie
d)non ha capito la lezione
e)è stanco
f)ha fame
g)ha sonno...

Sempre che di figlio ce ne sia solo uno...

Tutti i giorni, da lunedì a sabato, da settembre a giugno.

La maggior parte delle mamme sono vittime di questa situazione.
Me lo dicono su internet, se lo sente ripetere mia moglie dalle amiche.
E così diventa veramente arduo dare un apporto utile a un bimbo che fa i compiti.

A riguardo ti dico la mia.

Sono totalmente contrario ai troppi compiti.
Prolungare le ore di scuola, invadendo pure quelle di casa, significa non dare spazio ai bambini.
Tediarli con lunghe ripetizioni di regole noiose, serve ad accrescere in loro, niente altro che noia e rifiuto totale per la materia in questione.

Il tempo ottimale per i compiti dovrebbe essere di 5 minuti, in prima elementare.
Aggiungendo 5 minuti all'anno, per arrivare in quinta a non più di mezz'ora.

Impossibile?

Ovviamente dipende dagli insegnanti che s'incontrano per strada e generalmente la tendenza è quella di riempire di compiti i bambini.

E allora come ci si difende?

Come dico sempre, meglio prevenire che curare.

I bimbi sono oberati di compiti?

Usando tecniche che riducono di parecchio i tempi di studio, si può benissimo affrontare i pomeriggi in maniera completamente diversa.

Noi a casa usiamo queste tecniche e la nostra realtà quotidiana non è quella che ho descritto sopra, sia a livello di stress che di risultati.

E così mia moglie non è costretta a maratone pomeridiane sopra i compiti di nostro figlio.

Se ti interessa approfondire l'argomento, qui puoi trovare qualche utile suggerimento...

lunedì 5 luglio 2010

Matematica per piccini

Nella mia costante ricerca di materiale interessante sul web, capita di imbattermi in siti come questo:


Si tratta di matematica per i piccoli...

E' suddiviso per età.

Logicamente il sito è in INGLESE, un motivo in più per farci un giro insieme ai vostri figli, perché come dico sempre:

2 piccioni con una fava, è molto meglio!

lunedì 28 giugno 2010

Genitori... grandi insegnanti

Feuerstein (docente di psicologia dell'educazione all'Università di Bar Ilan di Tel Aviv e al George Peabody College della Vanderbilt University di Nashville in Tennessee), dice che l’intelligenza può essere insegnata e quindi aumentata.
Di conseguenza la frase “Il bimbo non può dare più di questo…” è falsa.
Feuerstein l’ha dimostrato applicando con successo il suo metodo a bambini con gravi problemi.
La sua idea è che l’obiettivo dell’insegnamento è quello di stimolare i processi intellettuali, comunicando passione per far esprimere i loro sentimenti.
Uno stimolo può arricchire un bambino a patto che ci sia una particolare forma di mediazione che lo aiuti a elaborare questo stimolo.
Il mediatore è l’intermediario che serve a collegare lo stimolo al bambino, per suscitare in lui un’emozione che faccia riferimento al suo mondo.
La mamma fa da mediatrice del bambino fin dalla sua nascita. Lei sceglie gli stimoli adatti, li interpreta e li trasforma in significati, in valori.
I genitori in questa pratica sono in vantaggio, perché la mediazione per essere efficace deve suscitare emozioni tramite l’apporto di significati affettivi (la più importante esperienza emozionale è quella di riuscire ad immedesimarsi con il bimbo che riceve il nostro insegnamento).
In sintesi il bambino nelle sue prove, va sostenuto e rincuorato.
E chi sostiene e rincuora più d'un padre e una madre?

lunedì 14 giugno 2010

Prima elementare in casa

Passare, dalla scuola d'infanzia alla scuola primaria, significa passare da un rapporto ravvicinato con una maestra affettuosa e piena d'attenzioni a quello con una maestra che ha un programma da svolgere (e da finire prima di giugno).

E questo per i bambini è un trauma.

Il compito dei genitori allora, è quello di creare le migliori condizioni possibili in modo che i figli siano ben disposti all'apprendimento e vadano a scuola con tutta la serenità che occorre.

Fondamentalmente i problemi che si presentano possono dividersi in tre categorie:

1) Problema dal punto di vista fisiologico.

Seguire tante ore di spiegazione richiede un notevole sforzo. Si torna a casa sfiniti.

Approcci utili
-Bisogna non stressarli con i compiti, ma lasciarli stare almeno un'oretta dopo la scuola.
-10 ore di sonno categoriche servono a recuperare energie fisico mentali.
-Mantenere regolarità nell'orario dei pasti e del sonno per non affaticare il loro organismo nel seguire una vita dai ritmi irregolari.

2) Problema dal punto di vista affettivo.

Staccarsi dalla mamma pu far nascere un senso di abbandono.

Approcci utili
-La mamma deve far sentire al proprio bambino che è al sicuro anche lontano da lei.
-Bisogna accompagnare sempre i propri figli a scuola (non demandare ad altri).
-Bisogna rendere autonomi i figli insegnando loro, i piccoli compiti necessari all'indipendenza come vestirsi, lavarsi, sparecchiare.
Così verrà accresciuta la propria autostima, la fiducia in se stessi, il senso d'indipendenza dalla madre.

3) Problema dal punto di vista intellettivo.


Non ci sono bambini non intelligenti. Ci sono invece diversi ritmi d'apprendimento

Approcci utili
-Insegnare a leggere e scrivere prima della scuola (con il gioco, impara senza neanche accorgersene).
-Usare metodi di apprendimento che non ti insegnano a scuola (chissà perché), ma che invece funzionano 10 volte meglio, parlo di tecniche mnemoniche, mappe mentali, che i bimbi con la loro creatività recepiscono in maniera esponenziale...

Quello che bisogna capire assolutamente è che i primi maestri, il bimbo se li ritrova dentro casa.

Perché è qui che sta la vera prima scuola.


La prima elementare verrà poi e servirà solo da verifica.