mercoledì 26 maggio 2010

Paure...


La paura del buio è normale in tutti i bambini.


Perché si perde ogni riferimento di ciò che alla luce si vede e si conosce.
E allora tutto si trasforma.
Un vestito diventa un fantasma, una sedia un mostro, lo scricchiolio dell'armadio il bussare dell'uomo nero alla porta...
Ci sono dei modi per combattere queste paure?

La prima cosa che i genitori devono fare è quella di non prenderli in giro.
In questo modo non solo non si risolve il problema, ma se ne sommano altri due: quello della perdita dell'autostima e quello della perdita di fiducia verso papà e mamma.
Bisogna allora far capire che la loro paura viene presa sul serio.
Andare ad esplorare insieme la cameretta prima di andare a letto, verificare se ci sono mostri oppure no, sono degli ottimi modi di approcciare il problema.
Problema che col tempo scomparirà definitivamente.

Poi nei casi più difficili, li si può munire di un "kit di sopravvivenza" contro la paura.
Una specie di "fai da te" sempre pronto all'uso, nelle situazioni di emergenza:


-una luce notturna (quelle che rimangono accese tutta la notte);
-una lampada sul comodino sempre a portata di accensione;
-una torcia elettrica ancor più vicina, (anche sotto il cuscino);
-stelline adesive fosforescenti sulla parete accanto al letto;
-una bella foglia grande (si vende all'Ikea senza fare pubblicità), da sistemare sopra la testata del letto...

mercoledì 19 maggio 2010

Ma in che anno siamo?


Tanti problemi dell'apprendimento derivano sia dal modo di studiare degli studenti, sia dal modo d'insegnare degli insegnanti.


L'errore fondamentale della didattica è quello di non essere al passo con i tempi.
Sicuramente negli ultimi anni qualche cosa sì è fatto, ma in fin dei conti, non abbastanza rispetto alle ormai consolidate scoperte sul "funzionamento del nostro cervello".
Questi studi hanno tracciato la via a tutta una serie di nuove tecniche, tecniche che nelle scuole non se ne trova minimamente traccia.
L'apprendimento per ripetizione è ancor oggi il sistema suggerito dalla stragrande maggioranza degli insegnanti, con la ingenua collaborazione dei genitori a casa (che fanno riferimento solo al proprio lontano passato di studenti).

Ma se i secondi in un certo modo sono giustificati, i primi, proprio no!
Le metodiche sorpassate, causano difficoltà fin dalla prima elementare, che si amplificano poi con il passare degli anni.
A tutto questo si aggiunge poi una buona dose di demotivazione e frustrazione che insegnanti e genitori tanto sono bravi a creare, promettendo come rimedi all'andare male, la "cura" dei brutti voti a scuola e quella delle conseguenti punizioni a casa.
Ma allora cosa si può fare in questi casi?
Occorre prendere la propria situazione in mano e questo è riferito a mamma e papà.
Soprattutto se si hanno figli piccoli, non ancora traviati da metodi che fanno di tutto, per farti odiare la parola STUDIO...

domenica 16 maggio 2010

Quale intelligenza usiamo?

Howard Gardner dopo aver studiato per anni l’intelligenza di bambini e di adulti colpiti da ictus, è giunto alla conclusione che negli esseri umani, non esiste una intelligenza generale, ma almeno 7.

1. Intelligenza logico-matematica

Capacità di ragionare e di trattare con i numeri. Sono quei bambini che amano fare esperimenti, fare domande sull’universo e sul tempo, usare il computer, giocare a giochi strategici.

2. Intelligenza linguistica

Capacità ad usare le parole sia a voce che per iscritto con grande facilità. Sono quei bambini con buona memoria verbale, che amano inventare storie anche assurde o umoristiche, che non hanno problemi di ortografia e che scrivono senza alcuno sforzo.

3. Intelligenza spaziale

Capacità di percepire il mondo intorno, con senso dell’orientamento, amore verso i colori le forme, il disegno. Sono quei bambini che hanno buona memoria visiva e che amano le attività artistiche. Si ritrovano con facilità sulle mappe, nei labirinti, amano vedere film e fotografie, sognano spesso ad occhi aperti.

4. Intelligenza musicale

Capacità di percepire strutture musicali e ritmiche, di riprodurne e crearne. Sono quei bambini che riconoscono le stonature, ricordano i brani musicali, vogliono studiare con la musica in sottofondo, cantano spesso e volentieri.

5. Intelligenza cinestetica

Capacità di usare il corpo per esprimere concetti ed emozioni, facilità di manipolare e creare oggetti con le mani, ottime abilità fisiche. Sono quei bambini che si muovono e dimenano anche quando stanno seduti, amano fare sport competitivi, toccano le persone mentre parlano con loro, sanno mimare bene i gesti degli altri.

6. Intelligenza interpersonale

Capacità di percepire gli altrui stati d’animo e sentimenti, con facilità di entrare in sintonia con una o più persone e lavorare in gruppo. Sono quei bambini con tanti amici, che amano fare attività extrascolastiche e giochi di gruppo, che socializzano senza problemi, che in famiglia sentono il bisogno di fare da pacieri nelle liti altrui.

7. Intelligenza intrapersonale

Capacità di capire i propri stati d’animo e abilità, con propensione verso l’autostima, la concentrazione e la disciplina. Sono quei bambini che amano restare soli, quasi nel loro mondo privato, con un forte senso d’indipendenza e della propria opinione.

Riassumendo, Gardner dice che i bambini hanno capacità intellettuali diverse e quindi apprendono in modi diversi. Bisognerebbe perciò insegnare loro, partendo dalla particolare propensione di ognuno, perché ognuno è un caso a sé (nella scuola al contrario si tende a generalizzare, in primis per palesi problemi di sovrannumero).

In altre parole i bambini dovrebbero affrontare il leggere, lo scrivere e il far di conto, attraverso i contesti e i materiali per i quali hanno trovato interesse.

giovedì 13 maggio 2010

L'importanza di raccontar favole


A pochi mesi di età, un bambino usa gli occhi per vedere e le orecchie per ascoltare.
Sembra un fatto scontato, ma è opportuno rimarcarne l'importanza.
Perché attirando la sua attenzione, indicandogli oggetti, dicendone i nomi, capirà ben presto l'importanza del linguaggio.

Imparare ad amare il suono della voce dei genitori, è un passo fondamentale per fare di un bimbo, un lettore di successo.
Leggergli libri ad alta voce stimola la sua immaginazione e gli apre le porte al mondo intorno.
Lo aiuta a sviluppare competenze linguistiche e di ascolto, lo prepara a comprendere la parola scritta.
Quando il ritmo e la melodia del linguaggio diventano parte integrante della vita di un bambino, imparare a leggere gli risulterà naturale come camminare.
E quando avrà imparato a farlo da solo, è ugualmente importante continuare a leggergli favole a voce alta.
Sarà un riferimento concreto e costante di lettura fluente.

Di libri di favole poi, ora che c'è internet, ne trovi quanti ne vuoi...