lunedì 28 giugno 2010

Genitori... grandi insegnanti

Feuerstein (docente di psicologia dell'educazione all'Università di Bar Ilan di Tel Aviv e al George Peabody College della Vanderbilt University di Nashville in Tennessee), dice che l’intelligenza può essere insegnata e quindi aumentata.
Di conseguenza la frase “Il bimbo non può dare più di questo…” è falsa.
Feuerstein l’ha dimostrato applicando con successo il suo metodo a bambini con gravi problemi.
La sua idea è che l’obiettivo dell’insegnamento è quello di stimolare i processi intellettuali, comunicando passione per far esprimere i loro sentimenti.
Uno stimolo può arricchire un bambino a patto che ci sia una particolare forma di mediazione che lo aiuti a elaborare questo stimolo.
Il mediatore è l’intermediario che serve a collegare lo stimolo al bambino, per suscitare in lui un’emozione che faccia riferimento al suo mondo.
La mamma fa da mediatrice del bambino fin dalla sua nascita. Lei sceglie gli stimoli adatti, li interpreta e li trasforma in significati, in valori.
I genitori in questa pratica sono in vantaggio, perché la mediazione per essere efficace deve suscitare emozioni tramite l’apporto di significati affettivi (la più importante esperienza emozionale è quella di riuscire ad immedesimarsi con il bimbo che riceve il nostro insegnamento).
In sintesi il bambino nelle sue prove, va sostenuto e rincuorato.
E chi sostiene e rincuora più d'un padre e una madre?

lunedì 14 giugno 2010

Prima elementare in casa

Passare, dalla scuola d'infanzia alla scuola primaria, significa passare da un rapporto ravvicinato con una maestra affettuosa e piena d'attenzioni a quello con una maestra che ha un programma da svolgere (e da finire prima di giugno).

E questo per i bambini è un trauma.

Il compito dei genitori allora, è quello di creare le migliori condizioni possibili in modo che i figli siano ben disposti all'apprendimento e vadano a scuola con tutta la serenità che occorre.

Fondamentalmente i problemi che si presentano possono dividersi in tre categorie:

1) Problema dal punto di vista fisiologico.

Seguire tante ore di spiegazione richiede un notevole sforzo. Si torna a casa sfiniti.

Approcci utili
-Bisogna non stressarli con i compiti, ma lasciarli stare almeno un'oretta dopo la scuola.
-10 ore di sonno categoriche servono a recuperare energie fisico mentali.
-Mantenere regolarità nell'orario dei pasti e del sonno per non affaticare il loro organismo nel seguire una vita dai ritmi irregolari.

2) Problema dal punto di vista affettivo.

Staccarsi dalla mamma pu far nascere un senso di abbandono.

Approcci utili
-La mamma deve far sentire al proprio bambino che è al sicuro anche lontano da lei.
-Bisogna accompagnare sempre i propri figli a scuola (non demandare ad altri).
-Bisogna rendere autonomi i figli insegnando loro, i piccoli compiti necessari all'indipendenza come vestirsi, lavarsi, sparecchiare.
Così verrà accresciuta la propria autostima, la fiducia in se stessi, il senso d'indipendenza dalla madre.

3) Problema dal punto di vista intellettivo.


Non ci sono bambini non intelligenti. Ci sono invece diversi ritmi d'apprendimento

Approcci utili
-Insegnare a leggere e scrivere prima della scuola (con il gioco, impara senza neanche accorgersene).
-Usare metodi di apprendimento che non ti insegnano a scuola (chissà perché), ma che invece funzionano 10 volte meglio, parlo di tecniche mnemoniche, mappe mentali, che i bimbi con la loro creatività recepiscono in maniera esponenziale...

Quello che bisogna capire assolutamente è che i primi maestri, il bimbo se li ritrova dentro casa.

Perché è qui che sta la vera prima scuola.


La prima elementare verrà poi e servirà solo da verifica.




lunedì 7 giugno 2010

I bambini... questi sconosciuti

Già Socrate aveva intuito, andando contro l'opinione comune, che i bambini sanno molto più di quello che sembra o di cio' che noi crediamo.

Successe millenni fa.

Poi la storia si fermo' e nessuno sembro' più ricordarsene.
In pratica si smise di parlare con loro.
Si comincio' a "studiarli" da lontano.

Si può immaginare quindi, quanto se ne capi'.

C'era chi diceva che fossero il primo anello d'una grande catena della conoscenza, all'estremo opposto della ragione, dominati solo dalle passioni, dalle apparenze, dalla magia.
Altri, puntavano il dito sulle loro doti straordinarie di fantasia ed immaginazione, facendone pregio, ma pur sempre lontano dal raziocinio che caratterizza il cervello dei grandi.

Poi arrivo' il Novecento e qualcuno si prese la briga di ricominciare a studiarli per davvero.

E miracolo si scoprì che persino i bambini più piccoli pensano, vedono, ragionano.

E la storia finalmente riparti'.

Avendo perso solo 2500 anni...